Troilo artista della RCA Victor

5.8 MARIA

Anibal Troilo, goza de un angel que prestigia su figura regordeta, su rostro diferente, su peynado lustroso y su cuidada vestimenta de abitante de la noche, trionfante ya ante de subir al escenario.
Horacio Ferrer
cafetin 1 Il 27 febbraio 1945, quando ormai le operazioni belliche degli alleati erano in vista di costringere alla resa la Germania ed il Giappone, il governo argentino scioglie la sua neutralità dichiarando guerra ai paesi che la stavano perdendo.
L'anno si era aperto per Troilo con la brutta notizia della scomparsa di Orlando Goni, il grande pianista con cui il sabor troileano aveva iniziato a formarsi inconfondibilmente sin dagli anni degli esordi: costantemente votato agli eccessi la sua giovane vita, che da un anno aveva superato i trent'anni, si è spenta tragicamente a Montevideo il 5 febbraio.
Per quel che riguarda le incisioni del '45, si avverte con chiarezza un ulteriore e progressivo avvicinamento verso una perfetta sinergia tra la musica ed i versi. Troilo ha già dato al suo stile quella patina, quel tocco che unisce le emozioni espresse della musica a quelle manifestate delle parole. E' come se musica e parole siano accostati e sciolti insieme negli strati morbidi del colore unico di una dolcezza forte, in un gioco infinito, erratico ed ondoso di echi, di rimandi e di incroci, capace di confezionare le idee secondo il proprio rigore, come si addice a chi custodisce i tesori nascosti in ogni vocazione acquatica, pittorica e musicale, taoista dello stile.
Nell'orchestra si regista l'ingresso del violinista Nicolas Albero, rimasto nell'organico fino al 1957, in sostituzione di Pedro Sapochnick che in seguito si è visto figurare nell'orchestra di Julio De Caro, in quella di Miguel Nijensohn e nei Los Senores del Tango.
Il 28 febbraio, mentre nasceva il figlio di Astor Piazzolla (Daniel), Troilo incide il suo Garras , con letras di Josè Maria Contursi, affidandone l'interpretazione alla voce che Alfredo Gobbi aveva battezzato la voz de oro del tango, quella del cantante di natali siciliani (era nato a Palermo) Alberto Marino.
Nella stessa seduta vede la luce Yuyo verde , un tango cantato da Floreal Ruiz, e composto dalla fenomenale coppia formata dal poeta Homero Exposito e da Domingo Federico, vivacissimo bandoneonista allievo di Pedro Maffia che già dall'anno precedente guidava una propria orchestra dopo aver lasciato Miguel Calò: la orquesta de las estrellas nel quarantacinque perdeva anche il virtuoso pianista Osmar Maderna; il bandoneonista Armando Pontier, che nel corso dell'anno comporrà un tango dedicato a Troilo ed intitolato Pichuco; il primo violino Enrique Francini, sostituito da Tito Besproban.
Francini in società con Pontier, dava vita alla formazione chiamata ad inaugurare, forte dei cantanti Raul Beron e Alberto Podestà, il mitico Tango Bar situato al numero 1200 della calle Corrientes, nell'isolato tra le trasversali Talcahuano y Libertad.
Yuyo verde, che nel gennaio del '45 era comparso su un disco dell'orchestra di Osvaldo Pugliese con la voce di Alberto Moran, appartiene ad un trittico poetico composto l'anno precedente da parte di Homero Exposito. Il suo testo visto insieme a Naranjo en Flor (musica di Virgilio Exposito) e Trenzas (musica di Armando Pontier), mette in mostra una sorta di continuità espressiva che rende omogenea la trama dei versi relativi ai tanghi in questione.
Infatti è comune alle tre storie l'atmosfera, la purezza dell'amore giovanile, il sentimento della sua fatale perdita che ha come risultato finale il lutto di una partenza senza ritorno, ovvero l'abbandono del teatro dove le tenere vicende amorose dell'adolescenza si sono consumate. Una situazione che ha un verosimile sfondo autobiografico per Exposito il quale, appena vent'enne, abbandona la provincia nativa di Zarate per avventurarsi in quella grande metropoli che già allora era Buenos Aires con i suoi oltre due milioni di abitanti.
Anche Garras, di cui Anibal Troilo ha composto la musica interpretando quello che i versi di Josè Maria Contursi raccontano, dal punto di vista poetico ha molti punti in comune con Yuyo verde. Già all'inizio entrambe i testi si aprono con la parola callejon che nel caso di Contursi è sin luz mentre in quello di Exposito è lejano; mentre l'interlocutrice amata di Contursi torna con su perdon y su bontad, quella di Exposito viene rifiutata perché dal suo metaforico paese, quello del tradimento, no se vuelve ni con el yuyo verde del perdon; mentre il protagonista di Contursi dice y me he quedado como pajaro sin nido, quello di Exposito si chiede donde estan las plumas de mi nido; entrambe i protagonisti finiscono in lagrime, quello di Contursi per una condizione di agonia cruel, luego soledad, quello di Exposito per il crudo e definitivo viejo llento del adios.
Osservando i tanghi esaminati dal punto di vista degli arrangiamenti musicali, si scopre che entrambe mostrano una ricca alternanza di episodi e di spunti solistici come la variazione corrida del bandoneon in Yuyo verde o l'emergere del pianoforte in entrambe i brani, fino ad un breve e nitido spunto del violoncello che in Garras esce allo scoperto per diventare protagonista di un intervento melodico, abbandonando il suo compito essenziale che nell'orchestra di tango è quello di arricchire e completare la bellezza e la compattezza della sezione degli archi. Strutturalmente i due brani seguono la stessa formula prevedendo una intera esposizione strumentale, una seconda esposizione ad appannaggio del cantante, l'intermezzo di una sezione ancora strumentale e la ripresa finale cantata.
Esattamente un mese dopo Troilo registra nello stesso giorno una quaterna di tanghi firmati da autori diversi e tutti cantati. A Floreal Ruiz toccano Equipaje e La embriaguez del tango.
Il primo ha il testo di Carlos Bahr, protagonista della nuova linea poetica fiorita negli anni quaranta anche se non con lo stile limpido e forbito di un Manzi o di un Exposito.
In Equipaje le metafore sono semplici ed efficaci: nel bagaglio si trovano insieme un amor color de cielo, un rencor color de sangre, un sobrante de ternura, un dolor….sentimenti che lo rendono muy pesado per il protagonista che no tiene ni un canto amigo que achique penas, ni una sonrisa que la tarde espere, ni una esperanza de llegar de vuelta.
La musica di questo tango è di Hector Maria Artola, capace bandoneonista uruguayano, ma anche direttore, compositore e soprattutto arrangiatore che in questa veste si è inserito nella linea di scrittura raffinata ed evoluta che vede come massimo artefice Argentino Galvan.
La embriaguez del tango, invece, appartiene ad Enrique Maroni per quel che riguarda il testo, mentre la musica è di Adolfo Rafael Aviles, pianista ma anche personaggio che dal 1932 si è dedicato alla critica cinematografica, proponendo i suoi commenti dai microfoni di Radio Splendid e scrivendo articoli in qualità di inviato a Holywood. Maroni mette in guardia sui possibili pericoli che potrebbero correre coloro i quali cadono nel mundo de illusiones servite dal tango: il suo personaggio è uno di questi con la suave mano, che sedosa y blanca, jamás luchando se encallecio; una mano che non è mai stata la mano franca del hombre pobre que trabajó. Ubriacato dai suoi sogni, nel suo pecho se han quebrado las mejores ambiciones , così di quell'uomo che era una volta, non è rimasta ni la sombra.
Alberto Marino ha interpretato inveca Ya estamos iguales e Me quedè mirandola.
Il primo tema scritto nel 1934, appartiene ad Anselmo Aieta, el brujo del bandoneon di genitori calabresi, artista che ha dato alla luce con grande continuità qualitativa una serie di composizioni inserite nel filone del tango melodico, molto spesso in coppia con la sensibilità poetica di Francisco Garcia Jimenez che qui racconta la storia di una belleza sin alma, estatua de hielo bugiarda e traditrice, che por treinta dineros ha venduto il suo amore. Naturalmente è il momento in cui la vita presenta il conto, e clavan el pecho los siete puñales del remordimiento, scavando nelle ferite e affogando le speranze. Nella sua realizzazione, questo brano anticipa due dettagli che si incontrano nel tango Maria analizzato più avanti: la brevità dell'intermezzo musicale che interrompe il canto, qui ridotto a sole quattro battute, ed il finale che non ricorre al caratteristico chan chan. La chiusura del brano è infatti affidata ad un arpeggio del pianoforte dopo che nell'ultima frase del canto sono state inserite due corone, vale a dire altrettanti respiri melodici che sospendono la regolarità del ritmo.
Dopo la prima incisione che risale al 1935 con la voce di Azucena Maizani, la registrazione di Troilo riporta in auge questo brano che nello stesso '45 figurerà nei dischi di diverse orchestre, da quella di Alfredo De Angelis con Carlos Dante (il 4 maggio), a quella di Juan D'Arienzo con Alberto Echague (il 25 giugno) e di Francisco Canaro con Carlos Roldan (i 24 agosto).
Splendido è Me quede mirandola, il secondo tema registrato in quel giorno di marzo da un Alberto Marino particolarmente ispirato dall'incantevole melodia del chitarrista Vicente Spina (lo ricordiamo nel curioso trio di Ciriaco Ortiz, insieme all'altro chitarrista Ramon Andrei Menendez, in un secondo momento sostituito da Edmundo Zaldivar che figurerà nell'orchestra di Ricardo Tanturi e soprattutto nel cuarteto Troilo - Grela degli anni cinquanta). Autore dei versi è Roberto Miro, paroliere ma soprattutto uomo di radio che già all'età di diciannove anni svolgeva il compito di speaker per Radio Nacional, denominazione attribuita all'emittente nel 1930 in sostituzione di Sociedad Radio Nacional sorta nel 1924 e conosciuta come Radio Belgrano.
E' la storia dell'incontro tra due ex innamorati dopo che per lui è trascorso un lungo año atroz de soledad. Oppresso dall'ansia, le parole non gli escono se non balbettate; così resta ad osservarla in silenzio, scoprendo con disappunto uno sguardo che non è come quello di allora, ma è distratto e infastidito. Roberto Miro denuncia l'amara conclusione cui giunge l'uomo con una immagine lapidaria: ha vuelto sin llegar la que esperè. Ancora una volta non ci sono speranze per chi ha matado para siempre il proprio amore: a lui non è concessa una seconda occasione, e nella mortificazione di chi avverte l'inanità di ogni sforzo volto a riconquistare la donna che ama, non può che fermarsi a guardarla per l'ultima volta mentre si allontana, questa volta per sempre.
Alberto Marino non è convocato per la successiva sessione del 29 maggio in cui Troilo registra Fuegos artificiales e con Floreal Ruiz Juan Tango di Josè Portogalo scrittore di natali italiani creatore del personaggio di Juan Tango che nel 1958 ritroviamo nel titolo Letra para Juan Tango, una raccolta di poesie ispirate a varie sfaccettature della musica popolare di Buenos Aires.
Il grande classico Fuegos artificiales, che è l'unico titolo strumentale inciso nel 1945, è stato composto intorno al 1916 da Eduardo Arolas in collaborazione di Roberto Firpo con la dicitura tango caracteristico (con Retrechero, questo è il solo brano di Arolas scritto insieme ad un altro musicista). La versione troileana di questo gioiello di Arolas, conserva intatto il brillante spirito originario del tema, avvalendosi anche di espedienti sonori tipici del genere, che con la loro valenza onomatopeica rimandano all'evocazione del clima festoso di cui i fuochi d'artificio sono portatori: parliamo essenzialmente di certi lunghi glissati di tutti i violini che alludono al lancio del razzo, o di un paio di cavernosi cluster sprigionati rumorosamente dalle regioni più gravi del pianoforte suonato da Pepe Basso, significando palesemente il botto che precede l'esplosione luminosa.
Il 5 giugno è la volta della milonga Cimarron de ausencia di Marsilio Robles, chitarrista che ha accompagnato diversi cantanti e che in questo caso si presenta in qualità di paroliere sulle note composte dal pianista Juan Larenza, come era accaduto anche in altri due tanghi di successo quali Asì es Ninon e Laburante.
Nel suo testo, che nella versione di Troilo è cantato in duetto dai suoi cantanti, è protagonista la memoria: la dolcezza di una memoria che non è che l'altro volto del dolore, quindi è amarga , perché è quella di chi ha perso su querencia, y estas ensillado de ausencia. Una memoria che è sempre presente in quanto l'uomo protagonista delle storie di tango non conosce l'olvido che invece sembra appartenere al mondo delle femmine, le quali a torto o a ragione se ne vanno e riescono a dimenticare. Per lui il tempo futuro è segnato dalle "ombre troppo lunghe dei suoi ricordi" (Cardarelli) che lo tingono di un grigio violentemente malato, lo rendono stagnante, putrido, nella lucida coscienza eraclitea che un paradiso se è perduto lo è per sempre.
Alla folla degli uomini assetati di speranza, feriti, piegati dalla vita; degli uomini in bilico, acrobati dell'ansia che esplorano il passato ed il presente, appartiene il protagonista che compare nel tango inciso da Troilo il 16 giugno, emblematicamente intitolato La noche que te fuiste. Il tango è firmato da Josè Maria Contursi e del pianista Osmar Maderna, anche lui dimissionario dell'orchestra di Migluel Calò, e fautore di una sua originale orchestra con la quale ha dato vita ad una particolare forma di tango unanimemente indicato come tango fantasia. Questa formazione, che ha debuttato al mitico Cafè Marzotto, ha avuto vita breve in quanto il suo leader è scomparso sei anni dopo la fondazione in un incidente occorso all'aereo che egli stesso pilotava. L' orchestra in questione presentava degli arrangiamenti e delle composizioni originali in cui erano messe in luce le prodigiose qualità di strumentista romantico del suo direttore che poteva vantare una tecnica ed un pathos di discendenza chopiniana.
Afflitto dalla grave perdita che ha fatto morire la sua juvendud e tornare mas triste la soledad , il protagonista di La noche que te fuiste, trova ore di conforto solo quando si abbandona ai sogni notturni; come se il tempo che conserva il dolore si spegnesse nelle ore del riposo concedendo una tregua di pace all'insistere dell'angoscia, per rinascere in un'alba lunare che sembra annunciare un futuro di serenità; le sue non sono le notti borgesiane, quelle che in un suo verso descrive "penose della lunga insonnia, che anelavano l'alba e la temevano".
Nel suo sonno lei aparece, radiante y fugaz como un rayo de sol, facendo sì che l'uomo abbandonato ritorni illusoriamente a ser el de aquellos días, radiante y feliz como un rayo de sol.
Vista la tragedia che sta per accadere coinvolgendo tutta l'umanità, i tempi non possono essere raggianti e felici per nessuno, neanche illusoriamente.
Lunedì 6 agosto 1945 viene sganciata sulla città di Hiroshima Little Boy, una bomba all'uranio 235 causando la distruzione dell'intera città e l'immediata morte di 70.000 abitanti, mentre molti altri moriranno per effetto delle radiazioni o ne soffriranno gli effetti sulla salute: tre giorni dopo, e nel tentativo di chiudere la guerra prima che l'Unione Sovietica di Stalin dichiarasse guerra al Giappone dando un contributo all'imminente vittoria su un paese ormai in ginocchio, una seconda bomba si abbatte su Nagasaki. Questa volta si tratta di Fat man una bomba al plutonio e le inutili vittime saranno 75.000: per gli osservatori questo massacro che ha portato all'inevitabile resa il Giappone, non è stato l'ultimo atto della guerra mondiale bensì il primo capitolo della guerra fredda che sarebbe durata fino alla caduta del muro di Berlino.
Le ripercussioni che questi fatti hanno avuto in Argentina, sono ricordate molti anni dopo (nel 1968) da un tango della poetessa e folklorista Elena Walch, intitolato El cuaranta y cinco dove si può ascoltare questo verso: Te acordas hermana , que desde muy lejo un olor de espanto nos enloqueciò? Era de Hiroshima, donde tantas chicas tenian quinze anos, como vos y yo.
In questo clima, il 10 agosto, Troilo aggiunge due profili alla galleria di uomini falliti in amore registrando Fruta amarga metafora del sapore di una ausencia que se alarga, ed il vals Lloraras, lloraras, dove il dolore dell'addio lo diran con sus sones los nocturnos bandoneones.
Curiosamente i due brani appartengono alla stessa coppia di autori, il poeta Homero Manzi ed Hugo Gutierrez, il violinista che dopo una brillante carriera di strumentista si è convertito in un riconosciuto cantante solista.
Le notti di Buenos Aires vedono crescere il successo di orchestre come quella del pianista Angel D'Agostino con la voce di Angel Vargas; quella degli Indios guidati da Ricardo Tanturi con la voce dell'uruguayano Enrique Campos che ha sostituito Alberto Castillo trasformatosi in cantante solista ed accompagnato dall'orchestra del bandoneonista Enrique D'Alessio; quella della cooperativa di Osvaldo Pugliese che incorpora il cantante Alberto Moran al fianco di Roberto Chanel ed incide alcuni dei suoi arrangiamenti miliari quali El monito di Julio De Caro e Marambio Catan, La cachila e Derecho viejo entrambe di Arolas, El abrojito di Luis Bernstein e Fernando Blanco; quella di Carlos Di Sarli ancora più affascinante per effetto del gusto dimostrato dal nuovo arrangiatore Emilio Bramieri; Francisco Canaro, ormai sempre più impegnato sul fronte teatrale con il suo fedele paroliere e librettista Ivo Pelay, porta sulle scene del Teatro Presidente Alvear, El Tango en Paris, una commedia musicale, con composizioni di Mariano Mores tra le quali Adios Pampa mia che Troilo registrerà il 15 novembre per RCA Victor; la stampa acquisiva una nuova importantissima voce con la nascita del quotidiano Clarín fondato il 28 agosto del 1945 da Roberto Noble.
Anche il cinema è molto vitale e vede protagonista il tango nelle sceneggiature e nelle partecipazioni di alcuni nomi illustri. Tra le pellicole che si proiettano ci sono El alma de un tango, con Hector Palacios e le musiche di Emilio Musso; Pampa barbara con la sceneggiatura di Homero Manzi, la musica di Lucio Demare e l'apparizione del cantante Roberto Fugazot, La cabalcada del circo con Hugo del Carrill e Libertad Lamarque che per via di una lite furiosa tra donne avvenuta sul set vedeva compromesso definitivamente il suo futuro di attrice negli anni a venire.
La Lamarque aveva avuto la sfortuna di accapigliarsi con Maria Eva Duarte che da tempo lavorava attivamente in politica al fianco del suo allora concubino, il colonnello Juan Peron, e che presto si sarebbe meritata il soprannome di La abanderada de los pobres: il peronismo, che era alle porte, non perdonava agli artisti né intemperanze del genere né, soprattutto, prese di posizione politiche di diverso indirizzo da quello giustizialista.
Per quel che riguarda le novità editoriali è pubblicato un libro che riguarda El Morocho del Abasto di cui il 24 giugno ricorreva il decennale della scomparsa. Firmato da Mario Sarmiento Vargas, con l'impegnativo titolo La verdad sobre la muerte de Carlos Gardel , il teorema che la documentazione dell'autore vuole dimostrare, non chiarisce concretamente i dubbi che tuttora pesano su di una verità che appare insondabile, come del resto si addice alle vicende che contribuiscono a coltivare un mito. Il ricordo vivissimo di Gardel, ha un'altro tributo dall'orchestra di Ricardo Tanturi che registra con la voce di Enrique Campos il tango scritto nello stesso '45 dal poeta Horacio Sanguinetti e dal bandoneonista Roberto Del Piano con il titolo Discos de Gardel. Il tema delle intramontabili testimonianze discografiche gardeliane, da quelle pionieristiche con il sistema acustico e quelle più tecnologiche realizzate con il sistema elettrico, fa scomodare l'austero Jorge Luis Borges che ricorda a suo modo l'atmosfera familiare in cui questi venivano ascoltati: "ho due cugini che sono entusiasti di lui, sono veri archeologi dei dischi di Gardel. A tal punto che hanno acquistato quelli che si chiamano dischi acustici dove resta appena una specie di fantasma, un tenue sospetto della voce di Gardel che ascoltano con i loro amici in una sorta di emozione religiosa. Anche a mia sorella piace molto e quando lo ascolta non fa che ripetere …la voz…la voz…. ".
Non va dimenticato il calcio, una delle grandi passioni argentine. Mentre il campionato vede la vittoria del River Plate guidata dal goleador Angel Labruna (25 centri in 30 partite), la Seleccion biancoceleste vince a Santiago del Cile una Copa America, organizzata in forma Extraordinaria e disputata con un calendario a punti, ovvero all'italiana. Il successo sul Brasile arriva solo all'ultima partita del 15 febbraio, quando l'Argentina batte l'Uruguay con un gol della mezzala destra del San Lorenzo de Almagro Rinaldo Martino, giocatore di grande talento che nel campionato 1949/50 approderà alla Juventus, vincendo lo scudetto e diventando un beniamino dei tifosi bianconeri, presso i quali si è guadagnato il soprannome di "zampa di velluto".
In questo fervore, il 7 settembre giunge dall'Europa la notizia che nella capitale dello champagne, Reims, i tedeschi firmano la resa incondizionata che conclude le ostilità della seconda guerra mondiale, anche se l'Argentina segue con attenzione gli ultimi atti della guerra sul fronte giapponese.
Sul versante interno, il paese si appresta ad un tumultuoso trimestre trovandosi in una situazione politica particolarmente tesa, nonostante che in questo anno lo stato dell'economica sia florido e la ricchezza del paese veda per la prima volta il prodotto interno dell'industria superare la ricchezza creata dall'agricoltura.
Nel mese di settembre il capo dello stato Edelmiro Farrell, a fronte di una sommossa militare avvenuta nella città di Cordoba, ripristina lo stato d'assedio che aveva sospeso in agosto, dando luogo ad una serie di repressioni verso coloro che hanno organizzato le occupazioni delle università, con il risultato che diversi oppositori finiscono in carcere. Campo de Mayo di sospendere da tutte le cariche Juan Peron e di arrestarlo.
In quegli stessi giorni, e precisamente il 30 di settembre, durante una trasmissione domenicale in cui la emittente Radio El Mundo ospitava orchestre di tango prima di dare la voce ai radiocronisti che commentavano dai campi le partite di calcio, Anibal Troilo presentava la sua prima composizione scritta insieme al poeta Catulo Castillo, nell'occasione cantata dalla voce di Alberto Marino.
Si intitola semplicemente Maria, o come Castillo si premura di annunciare nel primo verso del suo testo ... solamente Maria. Tra le tante dame francesi che hanno conquistato l'attenzione dei parolieri, da Madame Yvonne a Griseta, da Claudinette a Margo, da Mimì Pinson a Margarita Gauthier, un'altra femmina che ha una chiara origine criolla si aggiunge a Gricel, a Malena, a i>Verdemar... Contrariamente a quasi tutte le donne cantate nel tango, Maria, impenetrabile quanto fragile, non tradisce e non è tradita, ma semplicemente se ne va.
Il contenuto poetico di questo tema, dedicato da Troilo alla moglie Zita, è paradigmatico della temperie romantica che si afferma negli anni '40, interessando il tango con l'aiuto dei suoi cantanti che lo incarnano esercitando un fascino attrattivo presso il pubblico femminile e il suo immaginario.
La versificazione di Castillo è pulita, equilibrata, con un'espressività nobilitata da un ampio ricorso a figure di senso mai scontate né gratuite; il lessico è scelto con accuratezza e l'umore dell'ispirazione si esprime dolcemente e in modo decisamente mesto quando la suggestione di un'attesa lascia il posto alla rassegnazione del disincanto.
Pensiamo come è immaginata l'ambientazione la scena: la stagione è un otoño, il paesaggio è triste desmayado de amor, naturalmente una pioggia implacabile si abbatte sulla calle gris,che è la calle de la melanconia.
Pensiamo all'immagine con cui il poeta sintetizza lo sguardo di una donna che ormai non ama più: tus ojos eran puertos que aguardaban ausentes.
Pensiamo alla sua voce che, pur pequeña y triste, rompe il suo silencio de flor per dire con fermezza ya no hay nada entre los dos.
Pensiamo alle sue manos buenas capaci di curare la fiebre, desteñidas de amor.
Pensiamo alla sua figurina, la più preziosa, la più onirica, la più tardo Monet, la più borgesiana tra quelle accolte nell'album dei ritratti femminili del tango: il suo corpo, come in una fiaba di corte, è il modello di una creatura impalpabile immersa nelle regioni opache di un'autunno che le ha mojando de agonia el ombrerito pobre y el tapado marron, pronta a svanire sulle calles del adios, senza che nessuno possa in seguito sapere più nulla del suo rumbo infeliz.
Leggendo con la lente analitica la composizione musicale di Maria, si osserva da vicino l'agile capacità con cui Troilo sintetizza in brevi, icastici passaggi, gli stati d'animo di cui è impregnato il testo.
La struttura compositiva a cui è applicato l'arrangiamento, coincide con il modello del tango cancion imperniato su due parti che questa volta sono asimmetriche in quanto il tema principale (A) è sviluppato canonicamente in sedici battute, mentre l'inciso (B) è ridotto a quindici battute che prevedono al suo interno frasi musicali di respiro variabile: la prima di 4 battute,, la seconda di 5, la terza di 6.
Queste due parti dello score originario, vengono trattate e organizzate con una stesura completa (A-B) solo strumentale; una seconda stesura completa in cui la melodia è affidata al canto (A-B); un interludio di quattro battute strumentali (le ultime quattro della parte B); una ripresa finale del canto, ma solo per l'esposizione del tema principale (A).
Ricapitolando:

strumentale :A (16 battute) - B (15 battute)
canto : A (16 battute) - B (15 battute canto)
strumentale : B (solo le ultime 4 battute)
canto : A (16 battute)

All'interno di questa sequenza di parti, l'arrangiamento sviluppa in ognuna di esse una movimentata alternanza di soluzioni sia per la melodia nella parte strumentale, sia nella realizzazione di differenti sostegni ritmici, sia nelle scelte dinamici che in quelle dell'impasto sonoro.
Per avere un'idea della varietà e della frequenza con cui questa si manifesta basta sottoporre ad un'analisi di massima la prima esposizione strumentale del tema A.
Nelle sue prime quattro battute il pianoforte suona la linea melodica, mentre i violini ricamano un controcanto con fraseggio legato ed i bandoneones, con il contrabbasso e la mano sinistra del pianoforte, iniziano marcando tutte le pulsazioni di un ritmo che ne ha quattro per ogni compas.
Di seguito, alla battuta 5 e 6, la melodia è presa dai violini; quindi tra la battuta 7 e 8 tocca ad un lampo di Troilo, con gli archi si sfondo e senza pulsazione ritmica. La ripresa tematica degli archi vede dalla battuta 9 alla 12, un accompagnamento dove compare la sincopa, quindi la dinamica sale con i bandoneones che si aggiungono agli archi nell'esposizione della melodia ed infine, la chiosa è a carico dei bandoneones con un fraseggio staccato ed un chan chan, entrambe accompagnati dal pianoforte e dal contrabbasso in quattro. A proposito del chan chan che di solito chiude un tango, il finale dell'arrangiamento non lo prevede, pensando invece di terminare con tre accordi a corona sul fraseggio rubato del canto.
Occorre puntualizzare che in alcuni punti Il passo della musica sembra abbandonarsi ad un ondeggiamento che fa perdere di vista la scansione ritmica: in questi frangenti la pulsazione resta costante ma in una forma sottintesa secondo una modalità che diventerà un nuovo elemento linguistico del genere e quindi un atto di stile.
Questo ulteriore arricchimento al linguaggio del tango troverà spazi sempre più ampi nella scrittura degli arrangiatori meno conservatori, con due risultati importanti. Da un lato, portando grande beneficio alla sostanza espressiva della materia musicale; dall'altro producendo un riflesso diretto sul modo di ballare il tango
Maria è stato inciso nel novembre dello stesso anno dall'orchestra di Francisco Canaro con Alberto Arenas, da quella di Franciasco Fiorentino insieme all'orchestra di Astor Piazzolla e da quella di Domigo Federico con l'interpretazione di Oscar Larroca.
Tra le molte versioni che seguiranno (anch'essa novembrina ma del 1962), quella più curiosa spetta al cantante Julio Sosa che ha deciso di dare sfogo alle proprie velleità di poeta, registrando sull'introduzione suonata dall'orchestra di Leopoldo Federico un suo testo che lui stesso recita.
In verità, e facendo un passo indietro, nello stesso anno Troilo aveva già chiamato in causa una figura femminile di chiare origini, vale a dire Soledad la piba mas guapa del vecchio barrio di Barracas, un quartiere che è cambiato profondamente nel corso del tempo, passando dall'essere nel diciannovesimo secolo una zona residenziale occupata da quintas appartenenti alle famiglie bene della città; quindi, e dopo l'epidemia di febbre gialla, diventare un ricettacolo di immigrati che andavano ad occupare le grandi case trasformate in umili condomini (conventillos); di seguito un operoso quartiere operaio ed ai giorni nostri un luogo sempre più degradato in cui l'edilizia industriale è stata dimessa, lasciando i propri relitti come malinconica testimonianza archeologica di un'epoca inesorabilmente conclusa.
Scorci di Barracas si trovano in opere letterarie di varie epoche tra cui: Nacha Regules (1910) di Manuel Galvez. Adrian Buenosaires (1948) di Leopoldo Marechal, Sobre Héroes y Tumbas (1961) di Antonio Sabato, Autobiografia di Victoria Ocampo, pubblicata postuma nel 2000.
Naturalmente, con l'insediamento degli immigrati soprattutto italiani, il tango ha trovato a Barracas diversi palcoscenici tra i locali poco raccomandabili che si aprivano nella prima decade del ventesimo secolo, suggerendo anche diverse suggestioni ai suoi compositori.
Ce lo ricordano i tanghi Tres Esquinas, Barracas, Cafè de Barracas (di Eduardo Arolas e che in seguito ha avuto l'aggiunta del testo di Enrique Cadicamo in cui si ricordano le imprese di El Tigre del Bandoneon sul palcoscenico del salon de baile El Pasatiempo); il vals di Hector Bromberg che vede protagonista la La Pulpera de Santa Lucia, rubia con ojos celestes che cantaba como una calandria , composizione che è stata un cavallo di battaglia del cantor Ignacio Corsini.
Inoltre in questo barrio hanno vissuto diversi payadores, Angel Gregorio Villoldo e una delle più notevoli figure per quel che riguarda la composizione del genere: Agustin Bardi, giunto nel quartiere giovanissimo dalla città di Flores che ha dato i natali ad un altro grande personaggio quale il pianista Roberto Firpo.
Soledad de Barracas, musica del bandoneonista-arrangiatore Roberto Garza (già accompagnatore di etoile del canto quali Mercedes Simone ed Ignacio Corsini, dal 1944 lavorava nell'orchestra rinnovata del collega bandoneonista Enrique Rodriguez) e testo di Carlos Bahr, è incisa da Troilo il 28 giugno ed avrà anni dopo una splendida interpretazione dalla voce baritonale di Edmundo Rivero.
Nello stesso giorno l'orchestra riprende un vecchio successo gardeliano del 1927, una cartolina d'altri tempi intitolata Cotorrita de la suerte.
Curiosamente, il 1945 ha segnato un vivace revival per questo tango che è stato registrato anche da Francisco Canaro con la voce di Alberto Arenas e da Francisco Fiorentino, solista accompagnato dalla scoppiettante orchestra tipica di Astor Piazzolla.
La scenetta callejera, vede una giovane malata illudersi inutilmente di fronte l'esito di una predizione scaturita da un biglietto rosa che ha estratto dal mucchio la cotorrita de la suerte, cioè la scimmietta della fortuna: purtroppo la sua morte giunge tra le braccia della madre a cui la giovane chiede, prima di spirare, se l'uomo che sarebbe dovuto giungere per amarla fosse arrivato, secondo quanto dettato dalla profezia indicata sul biglietto rosa.
Le parole si devono a Josè De Grandis, violinista e autore di altri testi tra i quali quello di Amurado, uno dei grandi classici dal tango composto dal bandoneonista Pedro Maffia, mentre la musica è di Alfredo De Franco, eccellente bandoneonista discepolo ed ammiratore di Maffia, ma soprattutto dell'estetica decareana: un'affinità che si rileva nelle sue orchestre e che è testimoniata dal tango da lui composto, già nel 1924 all'età di quindici anni, con il titolo emblematico di De Caro… moltissimi anni prima dell'omaggio piazzolliano Decarissimo.
Ritornando al 9 ottobre 1945, Troilo aveva prodotto nella stessa seduta anche Adios Pampa mia e Cancion Desesperada, di cui si parlerà in seguito. In quei giorni, per protestare contro l'incarcerazione di Peron, ha luogo una manifestazione popolare di dimensioni gigantesche organizzata clandestinamente dai sindacati dei lavoratori con il contribuito appassionato di Eva Peron. Il 17 di ottobre il popolo dei lavoratori chiede lo scarceramento del suo leader Peron e lo ottiene riempiendo le strade con il canto di una canzone in cui figurava un verso che recitava"yo te dare, te dare Patria Hermosa, te dare una cosa, una cosa que empieza con P, ¡Peron!". Intorno alla mezzanotte di quel giorno di rivolta, liberato dalla sua detenzione presso l'Hospital Militar di Buenos Aires dove era stato trasferito per motivi di salute dal carcere de la isla de Martin Garcia, Peron si presenta di fronte al suo popolo acclamato da quindici minuti di ovazioni, dichiarando di lanciarsi nell'azione politica mettendosi al servizio dei trabajadores per compiere quella revolucion libertadora che le masse auspicavano. Il giorno seguente, che sarà battezzato "San Peron", la protesta si trasforma in uno sciopero generale; quattro giorni più tardi, a Junin, Peron sposa Eva Duarte, ormai già conosciuta con il nome del futuro mito che incarnerà: Evita.

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