Troilo artista della RCA Victor

2. BARRIO QUERIDO

Tutto sembra ruotare attorno alla dura constatazione che il tempo porta via l'esistente, una instancabile ossessione di cui la poetica musicale di Troilo diverrà una sorta di lanterna. 1914, il tango è assolto dal Papa Pio X, Carlos Gardel e Josè Razzano debuttano in duo con un repertorio folklorico al Teatro Nacional, nasce con Francisco Canaro la tradizione del Baile de los internados organizzato dagli studenti Della Facoltà di Medicina, scrivono i loro primi tanghi Juan Carlos Cobian (El motivo) ed Osvaldo Fresedo (El espiante), il tango fa già furore in Europa...il poeta cubofuturista Vasilj Vasil'evic Kameniìskij pubblica in Russia la raccolta Tango con le mucche.
Il Presidente argentino è Victorino de La Plaza, Buenos Aires conta circa 1.5000.000 abitanti, l'Europa trema all'inizio delle ostilità che sfocieranno nel primo conflitto mondiale, molti musicisti di tango argentino che con la loro musica e con i goffi costumi da gauchos avevano infiammato le notti della belle epoque parigina, rientrano precipitosamente in patria.
Nell'umido inverno porteno di quello stesso 1914, precisamente l'11 luglio, la Signora Felisa Bagnolo metteva al mondo colui che sarà indicato come "el bandoneon mayor de Buenos Aires" del poeta lunfardo Julian Centeya, al secolo Amleto Enrique Vergati, figlio di un giornalista dell'Avanti che nel 1912 era emigrato in Argentina proveniente da Genova.
Al neonato erano rivolte tutte le più tenere attenzioni del padre: solo a lui riusciva di riportare la calma cullandolo, quando sul viso paffuto del bimbo sgorgavano tra i singhiozzi le prime disperate lagrime.
In quelle occasioni, lasciando da parte il nome di battesimo che gli era stato dato, un nome dalle origini fenicie che porta il significato di "colui che possiede la Grazia di Dio", il piccolo veniva coccolato con un nomignolo che gli sarebbe rimasto incollato per tutta la vita.
Il padre, che tra l'altro amava cantare accompagnandosi con la chitarra, quando era libero dal suo lavoro di carnicero, lo aveva preso a prestito da quello di un amico che veniva chiamato Pichuco.
"Bueno Pichuco...bueno".
In effetti il bambino portava i due nomi paterni, quello fenicio di Anibal e quello di Carmelo, derivato dalla parola ebraica charmel, che si traduce come "giardino divino": due nomi che con il loro significato si sono rivelati una sorta di presagio, vista la grazia divina con cui Anibal Carmelo Troilo ha saputo produrre la sua opera alla stregua di un giardino divino i cui fiori sono metaforicamente le pagine che ha composto o quelle che ha saputo interpretare senza eguali.
La famigliola abitava in uno dei principali quartieri di tango che conta l'odierna Capital Federal, l'Almagro, e più precisamente in Josè Antonio Cabrera 2937, al centro di una zona che gli abitanti di Buenos Aires chiamano El Abasto perché è vicino al Mercado del Abasto in cui aveva trascorso la sua infanzia e la sua adolescenza Carlos Gardel e dove erano nate illustri figure del tango quali Manuel Pizarro, uno di quelli che avevano fatto fortuna in Francia, Lucio Demare, il pianista che ha composto Malena, Roberto Rufino "el pibe del Abasto"che aveva iniziato la sua carriera come cantante de barrio proprio in quel Cafè O'Rondeman dove aveva esordito Carlos Gardel.
Una zona e non un barrio vero e proprio, almeno per la municipalità che nelle suddivisioni territoriali non ha contemplato l'Abasto tra gli innumerevoli barrios della città.
L'Almagro, il cui perimetro e il cui status di barrio è stato definito con una ordinanza relativamente recente (1972), è inserito nel tessuto urbano tra i quartieri di Caballito, Boedo, San Cristobal, Balvanera, Recoleta, Palermo e Villa Crespo; delimitato dalle Avenidas La Plata, Indipendencia, Sanchez de Loria, Gallo, Cordoba, Estado de Israel, Rio de Janeiro; attraversato da strade importanti quali, Sarmiento, Diaz Velez, Rivadavia, Yrigoyen, Boedo, Medrano, ma soprattutto dalla calle più tanghera per antonomasia, la calle Corrientes (arriba, cioè parte di quel tratto della "calle que nunca duerme", compresa tra i numeri civici 3500 al 4800 circa, nei pressi in cui incrocia proprio la calle che porta il nome di Anibal Troilo).
In quegli anni il barrio del Almagro, che aveva assunto questo nome mutuandolo da quello del proprietario originario del suo terreno, l'avvocato spagnolo nativo di Malaga Don Juan Maria Almagro y de la Torre, si è trovato all'interno del cuore di Buenos Aires per effetto dell'allargamento della estensione urbana, dopo che all'inizio del '900 aveva una posizione decisamente periferica.
La fisionomia del quartiere si era già definita dal 1878 intorno alla Plaza Almagro abbellita da alberi autoctoni quali jacarandaes e palos borrachos, e con l'istituzione della parrocchia di San Carlos: nel coro di voci bianche creato dal collegio che faceva capo a questo istituto religioso, cantava nei primi anni del ventesimo secolo un bambino che rispondeva al nome di Carlos Gardel.
Come nei restanti quartieri l'immigrazione stava facendo crescere il numero dei suoi abitanti che in buona parte erano di provenienza spagnola, con origini basche, e che sarebbero entrati tra le fila di una solida classe sociale praticamente sconosciuta negli altri paesi dell'america latina: la classe media argentina.
Anche il tango ha popolato l'Almagro con illustri musicisti quali Osvaldo Pulgliese o Sebastian Piana, celebri ballerini come Ovidio Bianquet ovvero El Cachafaz, mitici payadores come Josè Betinotti, grandi bandoneonisti quali Juan Pacho Maglio, personaggi della mitologia tanguera quali La Rubia Mireya alias Margarita Verdier.
Il colore, la poesia e la musica si insinuavano tra le strade del quartiere, vivevano nella sue esquinas, respiravano i profumi del celebre Mercato de Flores ispiravano le parole dei tanghi...barrio del alma, fue por tus calles donde he gozado mi juventud. Noches de amor vivì, con terno afàn sonè, y entre tus flores tambien llorè....Almagro, dulce hogar te dejo el corazon como un recuerdo de mi pasìon....così canta Gardel nel 1930: è il tango intitolato Almagro, con parole di Ivan Diez e musica di Vicente San Lorenzo (in realtà e rispettivamente Augusto Martini e Vicente Ronca)...quartiere dell'anima, dove ho trascorso la mia gioventù. Ho vissuto notti d'amore, sognato con eterno affanno e tra i tuoi fiori ho anche pianto...Almagro , dolce luogo ti lascio il cuore come ricordo della mia passione...
Questo topos, il cui termine spagnolo etimologicamente derivato dalla parola araba barri è barrio, sarà per il resto della vita di Troilo un imprescindibile punto di riferimento esistenziale, fonte di ispirazione da cui sono scaturite alcune delle sue più intense pagine musicali.
Setacciando dietro le maschere del feriale, è facile scoprire come anche per Troilo vale il comun denominatore che include i grandi creatori nel legame ad un luogo specifico: per lui non è affatto esotico ma si identifica con il suo barrio, un paradiso quotidiano e perduto che acquista il significato di una appartenenza ed insieme di una patria a cui è fatalmente associata la perdita di qualcuno, di qualcosa o di se stessa.
Con attitudine dolente e pensosa Troilo assiste alla processione di figure che scompaiono dalla quotidianità del barrio tra le ombre del passato e i silenzi del presente; amici antichi o amori finiti che attraverso la loro assenza trasformano il barrio in un altro luogo, e molto di più di quanto riesce a fare la travolgente rapidità con cui il XX° secolo ha saputo trasformare il palcoscenico del mondo e le relazioni affettive che lo abitano.
Tutto sembra ruotare attorno alla dura constatazione che il tempo porta via l'esistente, una instancabile ossessione di cui la poetica musicale di Troilo diverrà una sorta di lanterna.
D'altronde le sensazioni angosciose che si proiettano ineluttabilmente dalle amarezze vissute, per Troilo provengono direttamente dai due lutti familiari che hanno funestato la sua prima infanzia.
Il primo è quello di Anunciacion Concepcion, la sorellina scomparsa quando lui ha solo sette mesi di vita. Un lutto che pesa su di lui come percezione confusa di qualcosa che ha turbato l'atmosfera familiare; una disperazione che spinge i genitori ad abbandonare la casa in Cabrera dove tutto parlava della piccola Chichita, per spostarsi ai confini con il barrio di Palermo in calle Soler 3280 ,dove nel 1966 sarebbe scomparsa l'amata madre Felisa, spirando tra le braccia di Zita, fedele compagna di Anibal.
Il secondo quello del padre avvenuto nel 1922, quando il bambino ha solo otto anni, con l'effetto di spingere Felisa Troilo ad aprire un chiosco chiamato Las Cinco Esquinas, dove alla clientela era offerta la possibilità di acquistare sigarette e caramelle.
Pichuco, che con angustia lamenterà di aver smarrito la memoria della voce paterna, ricorda invece, come il terrificante presagio che al padre fosse accaduto qualcosa di irreparabile, sia coinciso con il momento in cui la madre gli aveva fatto indossare il grembiulino nero, vale a dire la divisa necessaria per il suo ingresso in collegio.
Ma la vita continua e ci presenta insospettabili svolte. L'anno successivo alla scomparsa paterna, il piccolo Troilo è portato ad un pic-nic estivo organizzato dal club La Fanfarria.
I partecipanti erano stati radunati presso l'antico ippodromo nazionale che successivamente è diventato il campo da calcio del River Plate, la squadra del cuore di Pichuco... piccolo tradimento al suo barrio che tifava per i colori azulgrana del Club San Lorenzo de Almagro , la squadra che giocava al vecchio stadio El Gasometro di Avenida La Plata, inaugurato nel 1916 ed operativo fino al 1979.
La musica animava la giornata e ad un certo momento è capitato che il bandoneon suonato da un greco sia finito sulle ginocchia del piccolo Pichuco. Coup de foudre: incantato da questa meravigliosa scatola magica, il bambino desiderava ostinatamente possederne una, cosicché uno zio decide di accontentarlo acquistandogli il primo bandoneon... a rate...rate mai finite di pagare, visto che dopo la quarta il negozio da cui era stato acquistato aveva chiuso i battenti a causa del decesso del proprietario.
Quel primo bandoneon, costato 40 vecchi pesos, è stato anche il bandoneon che ha accompagnato Troilo per tutta la sua carriera durata cinquant'anni.
La passione per lo strumento aveva surclassato quella per il calcio che lo vedeva giocare al centro del campo per il colori del Regional Palermo.
L'anno seguente il ragazzino iniziava le sue lezioni da un maestro sconosciuto, Pedro Amendolaro, un'anno dopo ancora debuttava presentandosi tutto solo con i suoi occhietti da giapponese e i pantaloni corti, ad un festival a beneficio sul palcoscenico del Cine Petit Colon: il primo trionfo ed il primo ingaggio vero con l'orchestrina stabile che nel cinema medesimo era chiamata a commentare le mute proiezioni cinematografiche dell'epoca.
Siamo nel 1925, Canaro debutta nella Ciutad Luz; Gardel e Razzano registrano per Odeon accompagnati dall'orchestra di Osvaldo Fresedo; Carlos Di Sarli fonda la sua prima orchestra; muore venticinquenne la prima bandoneonista donna, Paquita Bernardo; sorge l'astro di Agustin Magaldi; Jorge Luis Borges pubblica Luna de enfrente, Ricardo Guiraldes Don Secondo Sombra; un gruppo di anarchici irrompe al Teatro Colón durante la serata in omaggio al Re Vittorio Emanuele III, alcuni gridano "ladri" e "assassini", mentre Severino Di Giovanni impreca il suo ripudio per la dittatura di Mussolini; nella prosperissima Argentina guidata dal Presidente Alvear, un ex ambasciatore argentino a Parigi, si conta che dalla metà del diciannovesimo secolo, sono arrivati in Argentina oltre 2.600.000 di immigranti italiani; la capitale conta 645 postriboli...autorizzati.
Nel 1925 inizia la carriera di Troilo che si interromperà cinquant'anni dopo, con la prematura morte all'età di sessantun'anni. Nel suo cuore resterà sempre il suo barrio, dove amerà trascorrere del tempo al Cafè Ateneo, magari incontrando Homero Manzi; o al Bar Alegria, con il suo fedele Paquito a cui affidava la cura del bandoneon, incontrando il giovane amico Astor Piazzolla quando quest'ultimo suonava con la sua orchestra tipica alla Cantina, situata all'esquina Billinghurst y Lavalle.

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