Troilo artista della RCA Victor

5.2 TINTA ROJA

Yo tocaba con Canaro pero componia pensando con Troilo.
Mariano Mores
cafetin 1 Tra il marzo del 1941 e la fine dello stesso anno l'orchestra di Troilo entra per undici volte nella sala d'incisione della RCA, situata al n°1961 di Bartolomè Mitre. Ne usciranno registrati ventiquattro titoli. Tra quelli previsti nella compilazione del primo disco della Victor RCA, oltre ai titoli analizzati nel capitolo precedente, spiccano lo strumentale nuovo di zecca Milongueando en el 40 del bandoneonista Armando Pontier; il brano composto nel 1923 dai fratelli Josè e Luis Servidio con il testo di Celedonio Flores, El bulin de la calle Ayacucho inciso come il brano di Pontier nello stesso 17 giugno; una tra le tante stupende composizioni di Mariano Mores, questa con i versi di Josè Maria Contursi, dal titolo En esta tarde gris.
Il secondo disco che raccoglie le incisioni Victor parte dai due titoli della seduta del 9 ottobre (il brillantissimo vals Tu diagnostico di Francisco Bianco e dell'ultimo dei payadores Josè Betinotti, ed i tango Cautivo di Egidio Pittaluga e Luis Bernstein) e arriva a quella del 15 giugno dell'anno seguente (Soy un muchacho de la guardia, tango di Agustin Irusta e Hector Marcò), mostrando una chiara stabilità stilistica ed una solida interpretazione orchestrale/vocale dell'intero team che nel frattempo non ha subito alcuna variazione di organico.
Ormai il suono della sua orchestra ha preso la piega inconfondibile e sicura di quello che sarà chiamato color troileano, perfettamente combinato ad un sentimento ritmico unico sulla cui creazione Piazzolla dichiarerà che era "un invento de Orlando Goni y Kicho Diaz", rispettivamente il pianista dal genio sregolato ed il poderoso contrabbassista dell'orchestra.
I due imponevano un passo ritmico molto originale nello slancio del compas, nella definizione di un modo di interpretare la sincopa, nel ruolo stesso del pianoforte che aggiungeva un'altra pagina alla lezione indispensabile di Francisco De Caro, prendendosi delle libertà inaudite precedentemente e valorizzate dalla statuaria fermezza del contrabbasso nel disegno delle linee d'accompagnamento.
Su questa base originalissima vibravano i violini ed i bandoneones con un perfetto interolay nei riguardi della voce di Fiorentino, che "posiblemente no era la gran voz, pero era un cantor hecho, maduro, con personalidad", dice Troilo a Julián Centeya (El bandoneón mayor de Buenos Aires).
In Argentina si sentono i primi disagi ripercossi dalla seconda grande guerra che coinvolge tutta l'Europa. Molti beni d'importazione che arrivano con il contagocce dal vecchio continente, sono prodotti da una nuova imprenditoria nazionale che in precedenza creava, all'interno del sistema economico politico, una classe operaia di numero molto ristretto.
Dall'altro lato era l'elemento su cui si fondava il modello di economia interna a entrare in una grave crisi: le esportazioni crollavano. In questo modo i crescenti consumi interni erano lo stimolo per una produzione industriale che stava cambiando un paese, fino allora imperniato su di una economia agro-alimentare. Troilo, fanatico del calcio e del River Plate, festeggiava con i supporter di questa squadra l'inizio di una grande epoca che la aveva vista vincitrice del campionato nel 1941, successo che la celebre "Maquina" confermerà nell'anno seguente.
Ricordando i tempi in cui ancora ragazzino, aveva giocato tra le fila dei Novicios di Palermo, un suo commento al gioco del calcio è una acuta analogia a ciò che vale per la musica: "Dicen que jugaba bien El secreto de los deportes es el mismo que lo de la musica. El ritmo y la armonía en la ejecución. La pelota la manejaba armónicamente y le marcaba el ritmo necesario".
Il luogo di ritrovo della hincha era il bar Pichin del goleador riverplatense Bernabé Ferreira, situato di fronte al cabaret del suo esordio come direttore (il Marabù). Lì Pichuco non si faceva mancare le delizie di un vizio che lo ha accompagnato nelle sue interminabili notti di Buenos Aires: il whisky , ma solo quello di produzione nazionale che lui stesso aveva battezzato neologisticamente con il nome tawi.
Nella società divampava il successo della radio, diffondendosi a tal punto che l'Argentina era tra i primi stati al mondo nel rapporto tra numero di abitanti e apparecchi radiofonici.
Da questa moltitudine di radio, fuoriuscivano i cosiddetti numeros vivos molti dei quali presentavano le orchestre di tango. Tra la dozzina di emittenti funzionanti a Buenos Aires, soprattutto tre riuscivano ad assicurarsi la partecipazione delle orchestre più importanti, potendosi permettere di pagare i cachet richiesti: Radio El Mundo, Radio Belgrano e Radio Splendid. Tutte e tre queste radio hanno avuto la fortuna di ospitare Troilo con la sua orchestra. Prima Radio Splendid, quindi per tutti gli anni quaranta Radio el Mundo ed infine dal 1952 su Radio Belgrano, alternando qui le sue apparizioni a quelle fatte sul canale di Radio el Mundo, e fino a che entrambe le emittenti non hanno cessato di ospitare le orchestre dal vivo. Troilo tra una incisione ed una serata al cabaret era ospite fisso di LR1 Radio El Mundo che aveva scelto il centralissimo Teatro Casino di calle Maipù per riuscire ad arginare la folla che desiderava ascoltare dal vivo i propri idoli impegnati nella celebre trasmissione Ronda de Ases, presentata da Jaime Font Saravia e Juan José Piñeiro.
I più, per applaudire i propri favoriti, dovevano quindi ripiegare sulle mille opportunità che offriva la notte portena e soprattutto i cabaret affacciati sulla calle que nunca duerme, l'Avenida Corrientes. Altrimenti non restava che sintonizzarsi sui programmi radiofonici o ricorrere all'acquisto dei dischi. La genialità di Troilo si riscontra anche nella scelta dei brani registrati, nel loro melange di stili in cui anche se il tango è l'ingrediente più presente, sia il vals che la milonga sono curati con grande gusto. Inoltre, i brani della tradizione lasciano uno spazio importante anche quelli composti nella allora attualità. Così prima della fine dell'anno '41 Troilo registra in un'altra epica interpretazione, il tango Tinta Roja del pianista Sebastian Piana con le parole di Catulo Castillo.
Sebastian Piana (1903-1994) abita nell'Almagro ed è figlio di un barbiere di origini italiane che, animato da una grande passione per la musica, suonava il mandolino ed altri strumenti.
Oltre ad aver diretto per un breve periodo una sua orchestra ed aver fatto parte di formazioni quali Los Cinco Ases Pebeco, uno strano gruppo con quattro bandoneones (niente di meno che Carlos Marcucci, Ciriaco Ortiz, Pedro Maffia e Pedro Laurenz) ed il suo pianoforte, Piana è stato soprattutto il prolifico autore di oltre cinquecento temi. Tra questi Tinta Roja era nato originalmente come tango strumentale e solo in un secondo momento Catulo Castillo, interpellato per inserire un testo su consiglio dell'editore che doveva pubblicare la partitura, scrive di tutta fretta le parole e di conseguenza sceglie il titolo che gli sembrava più idoneo. La sua importanza nel tango è relativa alla rivalutazione della milonga che per molti anni era stata trascurata: questa ripresa è conicisa con due temi composti con le parole di Homero Manzi: Milonga del 900 e Milonga sentimental.
La sua musica compare in una ventina di film a partire da Tango! diretto da Luis Josè Moglia Barth bel 1933, (il primo film sonoro argentino con un cast eccezionale per la presenza di cantanti quali Tita Merello, Azucena Maizani, Libertad Lamarque; orchestre come quella di Pedro Maffia, Osvaldo Fresedo, Edgardo Donato, ed in un frammento niente meno che Ovidio Bianquet, "El Cachafaz"), fino a The Tango Lesson diretto da Sally Potter nel 1997 (qui si ascoltano due suoi brani, Milonga Triste che ha registrato anche Piazzolla per l'etichetta Epic e che compare anche nel film del 1940 Confesion, ispirato al libro omonimo di Homaro Manzi e Hugo McDougall e diretto sempre da Luis Josè Moglia Barth, e I am you, entrambe con le parole di Homero Manzi).
Con il suo nasone ed i suoi occhiali giganteschi, lo si vede suonare nel film Tango y tango, diretto da Mauricio Berù e girato a Cuba nel 1984 , in cui compare l'orchestra di Pugliese, Eladia Blazquez, Juan Josè Mosalini e tanti altri ospiti.
Quando Troilo realizza Tinta roja è' il 23 di ottobre e l'orchestra riesce a incidere, con la stessa freschezza swingante, anche No me digas que la quiero di Enrique Delfino e Alfredo Vacarezza ed una versione strumentale di El Tamagno, un tango che il compositore della guardia vieja Carlos Posadas ha dedicato all' amico Carlos Garibotto, proprietario del celebre Cafè Tanguero situato tra Pueyrredón y San Luis, il luogo dove nel 1910 il pubblico si accalcava per ascoltare il bandoneon di Juan Pacho Maglio.
Il testo di Castillo, che ormai aveva abbandonato la composizione musicale per dedicarsi interamente ai versi poetici, ha come soggetto il ricordo. Un ricordo che prende le tinte della nostalgia per cui la vivace passionalità della tinta roja è immersa nel gris del ayer, facendo scaturire l'immagine di aquel fondín donde lloraba el tano un rubio amor lejano que mojaba con bon vin : un italiano quindi, un tano che piange il suo biondo amor lontano, inzuppando le pene del ricordo nella più letteraria delle medicine.
Ma il titolo che si può considerare una vera e propria pietra miliare per l'equilibrio nella relazione tra il canto, il testo poetico e l'interpretazione musicale viene registrato l'8 gennaio del 1942, nello stesso giorno in cui Troilo incide C.T.V. di Agustin Bardi.
Si tratta di Malena, il capolavoro di Lucio Demare (1906-1974), un pianista nato nel barrio de Abasto e allievo del grande maestro Vicente Scaramazza. Enfant prodige, Demare inizia la carriera quando ancora ha i pantaloni corti e passando dal jazz, arriva al tango attraverso le lezioni di Minotto Di Cicco che lo introduce nell'orchestra di Francisco Canaro in cui ricopriva il ruolo di primo bandoneon.
Con Pirincho, il giovane pianista parte per una straordinaria avventura parigina in cui è fianco a fianco con Gardel , quindi dopo il successo con il trio composto insieme a Roberto Fugazot e Agustin Irusta, ed il ritorno con Canaro, arriva l'orchestra nata nel 1938 e attiva per dieci anni. Ma lasciamo alle sue parole il racconto di come nacque Malena. "La melodia di Malena è stata inventata in non più di 15 minuti. Manzi mi aveva recapitato i versi una decina di giorni prima. Pensai: stasera viene Manzi e gli devo dire almeno come comincia il tango. Allora mi sedetti in un caffè e lo scrissi di getto, senza correggere e senza cambiare nulla. Fu nell'estate del 1942, seduto ad uno dei tavolini del Gran Guindado, un bar all'angolo tra le vie Acevedo e Libertador, nel barrio di Palermo; era di fronte al zoologico ma ormai lo hanno demolito".
In sostanza, sull'identità della musa a cui sono stati dedicati versi così profondi e una melodia altrettanto ispirata, le ipotesi sono diverse. Quella che sembra essere più attendibile rimanda ad una cantante di tango di origini andaluse dal nome Malena Tortolero. La sua voce ed il suo appeal avevano impressionato Homero Manzi in una notte di solitudine a Puerto Alegre, la città più tanguera del Brasile, dove la cantante era finita dopo che tra il 1928 e il 1929, aveva trascorso un periodo al seguito della mitica orchestra coodiretta dal violinista Elvino Vardaro e dal pianista Osvaldo Pugliese.
Per farla breve lasciamo a quest'ultimo un velenoso commento riportato in occasione del cinquantenario della composizione di Malena sul periodico La Maga: "Malena? Sì di sicuro cantaba como ninguna….perché nessuna poteva cantare così male…." .
Nonostante ciò, Manzi aveva dipinto il ritratto magico di una femmina che sarebbe entrata nella galleria delle eroine del tango, mentre Demare come già detto aveva composto la melodia seduto ai tavolini di un cafè, completandone la stesura nei camerini del cabaret Novelty sito in Esmeralda 473.
Demare stesso registrava il brano con la sua orchestra e la voce di Juan Carlos Miranda il 23 gennaio 1942, quando già lo aveva inciso Troilo, e prima che questo finisse nella colonna sonora del film diretto dal fratello Lucas Demare, El viejo hucha, presentato al Cinema Broadway di calle Corrientes nell'aprile del 1942.
La versione di Troilo con la voce di Fiorentino è un capolavoro di fluidità melodica e di plasticità ritmica, introdotta da un'esposizione orchestrale e quindi da quella vocale.
Come tesi sul filo di una storia il cui senso risieda unicamente nel suo perfetto sottrarsi, gli enigmatici versi di Manzi sono intarsiati in un ordito dalla trama sottile e sinuosa di misteriosa bellezza.
La calibratura dell'arrangiamento orchestrale intorno ad essi è millimetrica, traducendo in suoni il loro agire in un orizzonte scenico di palpitante emozione così adatto alla sensibilità di Troilo, uno dei pochi musicisti che nutrono le proprie idee con questa attitudine poetica.
Mentre l'anno precedente Troilo per i festeggiamenti del carnevale aveva suonato nei club Rancho Grande di Villa Devoto e Puyrredon di Villa Ballester, nel 1942 la sua orchestra attraversa il Rio de La Plata per esibirsi a Montevideo.
Nel frattempo il mondo del tango è afflitto dalla perdita di uno dei suoi ballerini che entreranno nella leggenda: la notte del 7 febbraio 1942, alla fine di uno spettacolo di cui era stato protagonista nel locale El Rancho Grande di Mar del Plata, mentre ascoltava la radiocronaca dell'incontro di calcio che vedeva fronteggiarsi la seleccion Argentina con quella dell'Uruguay, si accasciava senza vita Ovidio Josè Bianquet, detto Benito ma conosciuto nella storia come El Cachafaz. L'Argentina ospite dello stadio Centenario di Montevideo stracolmo di settantamila spettatori, aveva perso con i celesti uruguayani che con quella vittoria di misura, propiziata da una rete dell'ala sinistra del Nacional Bibiano Zapirain, (che finirà unico campione, in un contingente di bidoni uruguayani acquistati dall'Inter nell'immediato secondo dopoguerra), si sono aggiudicati la prestigiosissima Copa America.
Altri tre brani saranno incisi il 14 aprile, la milonga Papa Baldasar sempre di Piana e Manzi, Mi castigo di Cesar Vedani e Julio Sanders, ed un altro dei grandi hits dell'orchestra Pa' que bailen los muchachos, scritto dallo stesso Troilo con il testo di Enrique Cadicamo.
Pochi giorni dopo questa sessione accade un avvenimento importante per l'orchestra, vale a dire che si formalizza un contratto secondo cui Troilo diventerà il numero centrale di un cabaret che si sarebbe inaugurato il 24 aprile al numero 1244 della Avenida Corrientes. Il proprietario di origini catalane aveva rilevato il cabaret Corrientes ribattezzandolo Tibidabo in onore all'omonima e suggestiva località che si trova nei pressi di Barcellona.
Oltre che come dancing il locale offriva anche un servizio di ristorazione e sarebbe diventato il quartier generale di Troilo e dei suoi fans.
L'ingaggio era avvenuto dopo che né Juan D'Arienzo né Angel D'Agostino avevano accettato la proposta lasciando libero il campo ad una orchestra emergente come quella di Troilo che è restato fedele al cartellone del Tibidabo fino al 1952 quando ha iniziato la grande avventura teatrale, insieme a Catulo Castillo, nello spettacolo El patio de la morocha che lo vedrà protagonista nelle stagioni 1953 e 1954 al Teatro Santo Discepolo, oggi Teatro Presidente Alvear.
Si racconta che nei camerini di questo cabaret, Enrique Cadicamo ha scritto il bozzetto del tango Garua, ispirato ad una melodia che Pichuco gli stava suonando in una pausa.
Orfano di Troilo, il Tibidabo chiude i suoi battenti per essere letteralmente demolito in uno degli anni più terribili per il tango, quel 1955 in cui tramontano definitivamente gli ultimi bagliori della decada de oro.

È vietata la riproduzione del testo, anche di qualsiasi singola parte e in qualsiasi tipo di supporto, in quanto di proprietà dell'autore, Franco Finocchiaro, a cui sono riservati i diritti d'autore.